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Si arriva al 1983.
Il gruppo si allarga ed accoglie altre persone che ritengono maturi
i tempi per ridar vita ad un organismo legalmente riconosciuto con
lo scopo preciso di offrire alla comunità di Artegna un punto
di riferimento non solo per quanto concerne l'organizzazione delle
principali manifestazioni (Ferragosto), ma anche per la riscoperta
di antiche tradizioni e la valorizzazione del patrimonio storico
e culturale.
Con queste finalità e facendo proprio lo statuto del 1974,
rivive la pro Artegna. Viene eletto un Consiglio Direttivo alla
cui presidenza è designato Andrea Iacuzzi che guiderà
l'Associazione fino al 1994.
E' un periodo ricco di iniziative tanto che è difficile elencarle
tutte.
Ritengo comunque che alcune debbano essere sottolineate. Penso,
per esempio, alla fiera-mercato di San Valentino che viene riproposta
dopo decenni con risultati davvero lusinghieri. Gli Arteniesi riscoprono
la festa più antica del paese, un appuntamento atteso non
solo per il colorito e nutrito mercato, ma pure per l'apporto culturale
e spettacolare. Un risultato estremamente positivo per tutta la
comunità è stato l'arricchimento del Ferragosto con
il coinvolgimento delle borgate: un appuntamento atteso dagli Arteniesi
che hanno potuto scoprire le potenzialità dei propri concittadini
che sono riusciti ad esprimere testi letterari di pregio e rappresentazioni
teatrali che hanno lasciato un segno profondo, tanto da dar vita
ad una vera e propria compagnia autodefinitasi "instabil".
Ricordiamo ancora la "singolar tenzone" in Piazzetta Cragnolini
di fronte ad un pubblico affascinato e coinvolto.
Altri appuntamenti
sono stati riproposti o creati: la "merinde di Pasche",
momento di aggregazione per giovani e meno giovani con i fascinosi
giochi per i bambini e gli storici incontri di morra tra veterani
e giovani outsider (il sottoscritto ne sa qualcosa), e poi "cinema
sotto le stelle", i concerti, l'opportunità offerta
ai giovani di esibirsi in pubblico nell'attività preferita
attraverso "giovani alla ribalta", ecc. Non è possibile
riportare tutto.
Quando Andrea Iacuzzi è chiamato a far parte
del Consiglio Direttivo dell'Associazione fra le Pro Loco del Friuli
Venezia Giulia, la presidenza della Pro Artegna viene assunta da
Sara Menis. Il nuovo Direttivo opera nel segno della continuità
riproponendo alla comunità le manifestazioni che ormai sono
diventate appuntamenti fissi nel tempo e nei contenuti.
Sara Menis guida la Pro Artegna per cinque anni, precisamente fino
al 1999 quando alla presidenza viene eletto Egidio Madussi, che
vi racconta.
E' difficile parlare del proprio operato, ma , dovendo
tracciare una panoramica completa della storia della Pro Artegna,
dalle origini ad oggi, mi è d'obbligo riferire anche i momenti
salienti di questi ultimi cinque anni che mi hanno visto alla guida
dell'Associazione.
Credo che la connotazione di questo periodo si possa riassumere
in due momenti che sono la risultanza di due precisi e articolati
programmi i quali, per altro, sono complementari fra loro: "Purcit
in staiare" ed il nuovo statuto approvato nel 2001.
Penso di poter affermare che "Purcit in staiare" è
stata un'idea vincente, non solo per l'imponente concorso di visitatori-degustatori
(ormai le presenze si aggirano stabilmente sulle 20.000 unità),
per l'immagine di Artegna che viene proiettata su tutto il territorio
regionale ed oltre, per i risvolti economici positivi e per la riscoperta
e la valorizzazione di prodotti e sapori genuini e autoctoni, ma
anche e soprattutto per la valenza sociale che la manifestazione
ha assunto. "Purcit in staiare" è un momento di
aggregazione per la comunità: a tutti, per quanto di competenza
e possibilità, viene offerta l'opportunità di operare
fattivamente per la comunità, superando barriere e distinzioni
che, in vero, erano spesso condizionanti in paese. Le Associazioni
per la prima volta si sono strette vicino, collaborando e operando
fianco a fianco, esprimendo il meglio di sé, con l'unico
obiettivo di perseguire l'interesse della comunità.
Si è dimostrato che la sintonia di intenti e la disponibilità
alla partecipazione con spirito costruttivo e solidale pagano, pagano
bene. E i risultati li abbiamo notati sia in campo sociale che materiale.
Questo nuovo spirito di appartenenza e di condivisione è
alla base del nuovo statuto. La Pro Artegna non è solo un'individualità,
un gruppo che opera secondo una vocazione univoca in un determinato
campo, ma è espressione di una realtà vasta e articolata
qual è quella del mondo del volontariato presente in paese.
Non a caso il nuovo Consiglio Direttivo è formato per metà
da esponenti indicati dalla Consulta, il nuovo organismo della Pro
Artegna formato dai rappresentanti di tutte le Associazioni operanti
in paese. E' tale organismo, che si riunisce periodicamente per
affrontare varie problematiche ricercandone con un sereno confronto
la soluzione, a indicare gli indirizzi programmatici e la via da
percorrere al Direttivo della Pro Artegna.
E' una conquista della comunità di Artegna che, particolarmente
in questo frangente, ha grande necessità di punti di riferimento
e d'incontro per superare e appianare tensioni che non giovano a
nessuno.
C'è ancora molto lavoro da fare: non è facile entrare
in un nuovo ordine di idee, come non sempre è facile rinunciare
a qualcosa di proprio per un interesse superiore. Noi ci stiamo
provando, credendo in ciò che facciamo. Per riuscirci, però,
abbiamo bisogno di aiuto da parte di tutti: la Pro Artegna ha aperto
le porte e messo a disposizione della comunità tutto ciò
di cui dispone.
La nuova sede in Piazzetta Cragnolini, che tra poco andremo ad inaugurare,
sarà un punto di incontro aperto ai consigli, alle proposte,
ai richiami degli Arteniesi. Una cosa è certa: la Pro Artegna
continuerà ad operare con spirito di servizio nell'esclusivo
interesse della comunità, ricercando il dialogo con tutte
le componenti del paese, rifiutando qualsiasi forma di condizionamento
e quindi di partigianeria, sforzandosi di porsi come opportunità
di aggregazione e composizione di contrasti o dissapori. Continueremo
ad offrire la nostra disponibilità di risorse umane e materiali
a quanti lo richiederanno: siano essi Istituzioni, Associazioni,
Gruppi, categorie produttive, cittadini. Lo faremo nel rispetto
dell'interesse comune e secondo le regole indicate dalla Consulta,
quell'organismo dalle enormi potenzialità che dovremo saper
valorizzare."
di Egidio Madussi
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