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LA CHIESETTA DI SANTO STEFANO IN CLAMA

La chiesetta di Santo Stefano è situata sull’altura che domina il borgo di Clama. Il piccolo edificio votivo, di cui si hanno notizie in documenti a partire dal XIII secolo, si presenta a pianta rettangolare. Il tetto è a capanna, con travatura a vista. Sul retro un piccolo vano absidale, con volta a botte; sul davanti l’ampio portico sostenuto da due grossi pilastri in muratura. La sommità della facciata si prolunga nel caratteristico campaniletto a vela.


Più volte modificata e ristrutturata nel corso dei secoli, prima del terremoto del 1976 la chiesetta presentava un interno quasi integralmente intonacato da cui affioravano alcuni frammenti di un ciclo di affreschi quattrocentesco, tra cui, sulla parete destra, le figure parziali di San Giovanni Battista e Sant’Antonio Abate. I restauri successivi al terremoto del ‘76 hanno riportato alla luce i resti dell’intero ciclo quattrocentesco, che si dispiega sulle due pareti laterali, sull’arco trionfale e sulle pareti e sulla volta dell’abside. Inoltre sono emersi, sulla parete sinistra, due strati precedenti di affreschi: il primo del XI-XII secolo, il secondo del XIII secolo.
Nella parte bassa della parete destra si può ammirare la bella figura del maialino rampante che è stata scelta come emblema di Purcit in Staiare. Si tratta di un maialino, e non di un cinghialetto, come indicato da alcuni; un maiale irsuto, una razza meticcia derivata dai ripetuti incroci tra i maiali domestici ed i rozzi cinghiali dei boschi pedemontani del Friuli in seguito alle ricorrenti carestie che si verificavano in età medievale e causavano l’abbandono di colture ed allevamenti. Il maialino affrescato nella chiesetta di Santo Stefano è uno degli attributi iconografici tradizionali di Sant’Antonio Abate, santo protettore di viandanti e pellegrini, e molto venerato in Friuli anche come santo taumaturgo, a cui appellarsi per guarire, ad esempio, dal fuoco di Sant’Antonio, nella cui cura veniva applicato per l’appunto del grasso di maiale. E proprio alla protezione del maiale, principale ricchezza delle famiglie contadine (Dal purcit no si bute vie nuie), ed a quella degli animali domestici in genere, Sant’Antonio Abate deve, per lo meno in Friuli, la sua maggiore devozione, testimoniata dell’immancabile presenza della sua immagine in ogni stalla, tanto da soppiantare in quest’ufficio il pur venerato San Martino e lo stesso San Giovanni Battista.


Il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio, aveva luogo infatti la benedizione del bestiame; un maialino, il purcit di Sant’Antoni, veniva benedetto e lasciato libero per le vie del paese con una fascia bianca avvolta sul ventre, un campanello al collo e forse una rasatura a forma di croce sul dorso; così veniva riconosciuto e nutrito dalla pubblica carità a beneficio della chiesa. Il maialino dipinto nella chiesetta di Santo Stefano testimonia l’esistenza certa e l’origine antica di questa tradizione anche ad Artegna.

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Il maialino
di S.Stefano